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Dermatite nodulare bovina, obblighi UE e impatti sul settore: tra focolai in Sardegna, restrizioni in Valle d’Aosta e il nodo Mercosur
La gestione della dermatite nodulare bovina (Lumpy Skin Disease – LSD) è tornata al centro del dibattito politico e agricolo europeo dopo le dichiarazioni dell’ex eurodeputata Francesca Donato, che ha denunciato la severità delle nuove misure previste dal quadro normativo dell’Unione Europea. Il tema è particolarmente sensibile in Italia, dove i recenti focolai in Sardegna e le restrizioni applicate in Valle d’Aosta hanno mostrato l’impatto concreto delle disposizioni europee sulle aziende zootecniche, soprattutto quelle di piccole dimensioni.
Il quadro normativo europeo: obblighi, abbattimenti e restrizioni
La disciplina di riferimento in riferimento alla dermatite nodulare bovina è contenuta nel Regolamento (UE) 2016/429, noto come Animal Health Law, che stabilisce i principi generali per la prevenzione e il controllo delle malattie animali. A questo si affiancano:
- Regolamento Delegato (UE) 2020/687, che disciplina le misure di controllo in caso di sospetto o conferma di malattie elencate;
- Regolamento di Esecuzione (UE) 2020/688, relativo alla movimentazione degli animali all’interno dell’Unione.
Abbattimento dei capi anche con un solo caso di dermatite nodulare bovina
Il Reg. 2020/687 prevede che, in presenza di una malattia classificata come ad alta diffusività, l’autorità competente possa:
- abbattere tutti gli animali infetti;
- abbattere gli animali venuti a contatto;
- estendere l’abbattimento all’intera mandria, qualora il rischio epidemiologico lo richieda.
Secondo Donato, questa previsione si traduce nella possibilità — già applicata in alcuni Stati membri — di eliminare l’intero allevamento anche in presenza di un solo capo positivo, con conseguenze economiche devastanti.
Obbligo vaccinale e limitazioni alla movimentazione
Il Reg. 2016/429 consente agli Stati membri di imporre vaccinazioni obbligatorie nelle zone considerate a rischio. Il Reg. 2020/688 stabilisce che gli animali non vaccinati:
- non possono essere movimentati liberamente;
- possono essere esclusi dagli alpeggi;
- possono essere bloccati nella commercializzazione.
Chi rifiuta la vaccinazione, dunque, rischia di vedere compromessa la propria attività economica.
I focolai in Sardegna: un caso emblematico della dermatite bovina nodulare
Nel 2023‑2024 la Sardegna ha registrato diversi focolai di dermatite nodulare bovina, con conseguente applicazione delle misure previste dal Reg. 2020/687:
- istituzione di zone di restrizione;
- blocco temporaneo della movimentazione dei capi;
- abbattimenti selettivi;
- campagne vaccinali straordinarie.
Gli allevatori sardi hanno denunciato:
- ritardi negli indennizzi;
- difficoltà nella gestione degli animali bloccati;
- perdita di valore commerciale dei capi.
Il caso sardo è diventato un precedente importante, perché ha mostrato come l’applicazione rigida delle norme europee possa mettere in crisi interi territori a forte vocazione pastorale.
La Valle d’Aosta: alpeggi bloccati e proteste dopo un piccolo focolaio di dermatite nodulare bovina
La Valle d’Aosta è stata tra le regioni più colpite dalle conseguenze indirette della normativa UE. Pur non essendo stata epicentro di focolai, la Regione ha applicato le disposizioni europee in materia di vaccinazione obbligatoria per l’accesso agli alpeggi.
Gli allevatori che non hanno aderito alla vaccinazione si sono trovati di fronte a:
- divieto di salire in alpeggio, con danni economici e logistici;
- impossibilità di movimentare gli animali verso fiere, mercati o altre aziende;
- rischio di sanzioni amministrative.
Le proteste degli allevatori valdostani hanno evidenziato un problema di fondo: la normativa europea, pur finalizzata alla tutela sanitaria, rischia di penalizzare le aziende che operano in territori montani, dove l’alpeggio è parte essenziale del ciclo produttivo.
Intervento della ex europarlamentare Francesca Donato
Le critiche politiche: la posizione di Francesca Donato
Francesca Donato ha denunciato pubblicamente che:
- l’UE starebbe imponendo misure sproporzionate rispetto alla reale diffusione della malattia;
- l’obbligo vaccinale generalizzato e l’abbattimento totale delle mandrie sarebbero strumenti eccessivi;
- tali misure favorirebbero la concentrazione del mercato nelle mani di grandi gruppi industriali;
- gli allevatori europei sarebbero penalizzati rispetto ai produttori extra‑UE.
Secondo Donato, la combinazione tra norme sanitarie stringenti e apertura commerciale verso Paesi con standard inferiori rappresenterebbe un rischio sistemico per la zootecnia europea.
Il nodo Mercosur: concorrenza internazionale e standard sanitari
Il riferimento al Mercosur è centrale nel dibattito. L’accordo commerciale tra UE e i Paesi sudamericani prevede:
- aumento delle quote di importazione di carne bovina;
- riduzione dei dazi;
- accesso preferenziale al mercato europeo.
Gli allevatori europei denunciano che:
- i Paesi del Mercosur applicano standard sanitari meno rigidi;
- i costi di produzione sono molto più bassi;
- l’UE rischia di imporre ai propri allevatori obblighi onerosi (vaccinazioni, abbattimenti, restrizioni) mentre apre il mercato a prodotti più economici.
Il rischio, secondo i critici, è una competizione sleale che potrebbe portare alla chiusura di migliaia di aziende familiari.
La posizione del Movimento Noi Forconi secondo i principi del proprio statuto
Secondo il movimento Noi Forconi Italia Libera, le misure europee sulla dermatite nodulare bovina devono rispettare i principi fondamentali della tutela agricola, della sovranità alimentare e della difesa delle piccole aziende familiari. Il movimento contesta l’applicazione automatica delle norme previste dall’Unione Europea, considerate eccessive rispetto al reale rischio sanitario.
Noi Forconi evidenzia come l’obbligo vaccinale generalizzato, l’abbattimento dell’intera mandria in presenza di un solo capo infetto e le restrizioni sulla movimentazione degli animali stiano mettendo in difficoltà migliaia di allevatori italiani. Le aziende zootecniche, soprattutto quelle di piccole dimensioni, affrontano già costi elevati, burocrazia crescente e concorrenza internazionale aggressiva.
Secondo il movimento, nessuna normativa dovrebbe compromettere la continuità economica delle imprese rurali né limitare la libertà d’impresa degli allevatori. L’obbligo vaccinale viene considerato accettabile solo con garanzie scientifiche chiare, procedure trasparenti e indennizzi economici certi per le aziende coinvolte.
Noi Forconi critica inoltre il Regolamento UE 2020/687, che prevede l’abbattimento totale della mandria anche in caso di un singolo animale positivo. Per il movimento, questa misura rappresenta un intervento estremo e deve essere applicata esclusivamente in presenza di un concreto rischio epidemiologico. L’automatismo amministrativo, secondo i rappresentanti del movimento, rischia invece di distruggere aziende storiche senza assicurare reali benefici sanitari.
Il movimento cita i recenti casi registrati in Sardegna e le restrizioni applicate in Valle d’Aosta come esempi di una gestione europea ritenuta troppo rigida. Secondo Noi Forconi, tali provvedimenti hanno provocato pesanti danni economici agli allevatori, senza risultati sanitari proporzionati ai sacrifici imposti.
L’aspetto economico e gli accordi con il Mercosur
La questione sanitaria viene collegata anche al tema della sovranità alimentare nazionale. Noi Forconi sostiene che le politiche europee stiano penalizzando gli allevatori italiani mentre il mercato continua ad aprirsi alle importazioni di carne proveniente da Paesi extra UE. Il riferimento riguarda soprattutto l’accordo Mercosur, che secondo il movimento favorisce prodotti ottenuti con standard sanitari e produttivi inferiori rispetto a quelli richiesti agli allevatori europei.
Per questo motivo, Noi Forconi Italia Libera chiede una revisione delle politiche agricole e commerciali dell’Unione Europea. Il movimento ritiene necessario proteggere le produzioni locali, sostenere le imprese agricole italiane e garantire norme sanitarie equilibrate, capaci di tutelare sia la salute animale sia la sopravvivenza economica delle aziende zootecniche.
http://www.movimentonoiforconi.it
