Crisi del grano italiano: importazioni record mettono a rischio salute, agricoltori e sovranità alimentare
Il grano italiano, simbolo del Made in Italy agroalimentare e pilastro della dieta mediterranea, sta attraversando una crisi strutturale profonda. Nonostante una produzione nazionale in lieve ripresa, l’aumento incontrollato delle importazioni di grano estero continua a minacciare la sopravvivenza degli agricoltori, la qualità degli alimenti e la sovranità alimentare del Paese, colpendo in modo particolare il Sud Italia.
Produzione di grano italiano: segnali positivi ma insufficienti
Per la campagna 2025/2026 la produzione nazionale di grano duro italiano è stimata in circa 5,5 milioni di tonnellate, con un incremento del 12,2% rispetto all’anno precedente. L’aumento delle superfici coltivate e il miglioramento delle rese, sostenuti anche da politiche UE, hanno favorito questa crescita.
Buone notizie anche per il grano tenero, che nel 2025 ha registrato rese record fino a 9 tonnellate per ettaro, per una produzione complessiva compresa tra 2,65 e 2,8 milioni di tonnellate.
La Puglia si conferma leader nazionale, con una superficie coltivata che varia tra 315 e 390 mila ettari, varietà storiche come Simeto e Ciccio e rese medie di circa 20 quintali per ettaro, nonostante le difficoltà climatiche e di mercato.
Importazioni di grano estero: numeri allarmanti
A fronte di questi dati positivi, le importazioni di grano continuano a crescere. Tra gennaio e luglio 2025 l’Italia ha importato 1,66 milioni di tonnellate di grano duro, con un aumento del 7,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Nei primi quattro mesi del 2025 l’importazione di cereali in granella è aumentata di 410 mila tonnellate, di cui:
- +225 mila tonnellate di grano duro
- +44 mila tonnellate di grano tenero
Il Canada guida questo incremento, seguito da altri Paesi extra UE, mentre crescono anche le importazioni di mais e riso. Un fenomeno che genera dumping sui prezzi, rendendo antieconomica la produzione italiana.
Rischi per la salute: glifosato e micotossine nel grano importato
Uno degli aspetti più critici riguarda la sicurezza alimentare. Numerosi controlli hanno rilevato la presenza di glifosato in una quota significativa del grano importato, in particolare da Paesi dove l’uso di questo erbicida è ancora consentito.
Secondo dati disponibili:
- residui di glifosato presenti in circa 42% dei campioni di grano canadese
- associazione con aumento del rischio di linfomi non-Hodgkin
- persistenza nel suolo e nelle acque
- riduzione della qualità nutrizionale delle colture
A questo si aggiungono micotossine elevate, favorite dai lunghi trasporti via nave, e l’utilizzo di pesticidi vietati nell’Unione Europea. Non a caso, la pasta prodotta con grano importato può contenere fino al triplo dei residui chimici rispetto a quella ottenuta da grano italiano.
Grano del Sud Italia sotto attacco
Il Mezzogiorno rappresenta il cuore della produzione di grano duro nazionale:
- Puglia: 390 mila ettari
- Sicilia: 320 mila ettari (aree di Palermo ed Enna)
- Basilicata: 175 mila ettari
- Calabria (crotonese): 35 mila ettari
Eppure proprio queste regioni sono le più penalizzate dal sistema attuale. Le importazioni a basso costo comprimono i prezzi, rendendo impossibile coprire i costi di produzione e spingendo centinaia di aziende agricole verso il fallimento.
Noi Forconi: Stop al grano tossico, serve sovranità alimentare a partire dal Grano Italiano
Il Movimento Noi Forconi denuncia da tempo questa situazione. “È una svendita del grano italiano decisa dalle élite europee”, affermano gli attivisti. “Si sacrifica il Sud per favorire le multinazionali dell’agroindustria”.
Giuseppe Del Giudice è chiaro:
“Il grano del Sud è l’oro d’Italia. Servono petizioni popolari, mobilitazioni e uno Statuto della sovranità alimentare. Basta importazioni tossiche, stop al glifosato straniero. Difendere il grano significa difendere le famiglie rurali, la salute dei cittadini e l’identità nazionale”.
Difendere il grano italiano è una scelta politica
Per il Movimento Noi Forconi, la battaglia sul grano non è solo agricola, ma politica, economica e culturale. Difendere il grano italiano significa tutelare il lavoro, la salute e il futuro del Paese.
Senza il grano del Sud non c’è sovranità alimentare.
Senza sovranità alimentare non c’è libertà.
