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Il Movimento Noi Forconi si schiera al fianco degli allevatori valdostani e sardi: «Difendere le stalle significa difendere il popolo»
C’è un’Italia che continua a lavorare nel silenzio, spesso dimenticata dalla politica e dalle grandi istituzioni. È l’Italia delle stalle, dei pascoli, delle mani sporche di terra e delle famiglie che da generazioni allevano animali custodendo tradizioni, sacrifici e identità territoriali. Oggi quella stessa Italia si sente sotto attacco.
Dalla Valle d’Aosta alla Sardegna cresce una protesta sempre più forte tra gli allevatori italiani. Nel mirino ci sono le normative sanitarie considerate punitive e un sistema burocratico giudicato lontano dalla realtà delle campagne. Le recenti vicende legate agli abbattimenti di bovini in Sardegna per contenere la Dermatite Nodulare Bovina hanno aumentato ulteriormente rabbia e malcontento. Le immagini delle mandrie abbattute hanno provocato dolore, rabbia e paura in tantissime aziende agricole italiane.
Il grido lanciato dall’allevatore valdostano Danilo Colliard è diventato il simbolo di una categoria esasperata, che chiede ascolto, rispetto e soprattutto dignità. Per chi vive nelle campagne, ogni animale rappresenta anni di lavoro, cure e investimenti. Non si tratta soltanto di numeri scritti su un registro sanitario. Dietro ogni capo abbattuto ci sono storie familiari, mutui, notti insonni e intere comunità che rischiano di scomparire.
La frattura tra istituzioni e mondo agricolo
Molti allevatori contestano le modalità con cui vengono applicati i protocolli sanitari europei. Il sistema dello “stamping out“, cioè l’abbattimento totale dei capi presenti nei focolai, viene percepito come una misura estrema che colpisce indiscriminatamente aziende spesso già in difficoltà economica. La rabbia aumenta soprattutto quando gli animali risultano vaccinati. In tanti si chiedono perché si arrivi comunque alla soppressione delle mandrie nonostante le misure preventive adottate.
Nelle campagne italiane si sta diffondendo un senso di sfiducia profondo verso le istituzioni sanitarie e veterinarie. Figure che un tempo erano considerate alleate degli allevatori oggi vengono viste da molti come strumenti operativi di decisioni imposte dall’alto. Il problema, però, non riguarda soltanto gli aspetti sanitari. Sempre più agricoltori collegano queste politiche a un modello economico che starebbe lentamente soffocando la zootecnia tradizionale.
Le normative ambientali europee, i costi crescenti di gestione e le limitazioni sulle emissioni stanno mettendo in ginocchio soprattutto le piccole aziende familiari. Molti allevatori temono che dietro questa pressione esista la volontà di ridimensionare drasticamente l’allevamento tradizionale.
Carne coltivata e paura di perdere identità e territori
Nelle campagne italiane cresce anche la preoccupazione per la diffusione della carne coltivata e delle nuove filiere alimentari industriali. Per molti allevatori, la cosiddetta carne sintetica rappresenta un modello distante anni luce dalla cultura rurale italiana. Il timore è che il futuro del cibo finisca nelle mani delle multinazionali, cancellando secoli di tradizioni agricole e pastorali.
La scomparsa delle stalle non avrebbe conseguenze soltanto economiche. Vorrebbe dire abbandono delle aree interne, perdita della manutenzione del territorio e aumento del dissesto idrogeologico. Le montagne e le campagne italiane sopravvivono anche grazie alla presenza degli allevatori. Senza di loro, intere comunità rischierebbero lo spopolamento definitivo.
Per questo motivo la protesta che oggi attraversa la Valle d’Aosta, la Sardegna e molte altre regioni italiane non può essere liquidata come semplice ribellione contro le regole. È il segnale di un disagio sociale sempre più profondo che coinvolge il mondo rurale italiano.
Noi Forconi: «Gli allevatori non devono essere lasciati soli»
Il Movimento Noi Forconi esprime piena vicinanza agli allevatori della Valle d’Aosta, della Sardegna e a tutte le famiglie agricole italiane. Le famiglie stanno vivendo questo momento con paura e incertezza. Difendere chi lavora la terra e alleva animali significa difendere la sovranità alimentare del Paese, la dignità del lavoro agricolo e il futuro delle nuove generazioni.
Non si può continuare a colpire chi produce cibo italiano di qualità con decisioni burocratiche che rischiano di cancellare intere realtà produttive. Serve un confronto serio, umano e territoriale. Ascoltare gli allevatori prima delle multinazionali e proteggere le piccole aziende agricole invece di costringerle alla chiusura.
Il Movimento Noi Forconi continuerà a stare accanto a chi resiste nelle campagne italiane, perché senza agricoltori e allevatori non esiste libertà alimentare, non esiste presidio del territorio e non esiste futuro per l’Italia rurale.
Il silenzio sta diventando il nemico più grande delle campagne italiane. Per questo è fondamentale continuare a raccontare ciò che accade nelle stalle, nei pascoli e nei territori dimenticati. Il Movimento Noi Forconi invita cittadini, agricoltori, allevatori e consumatori a restare uniti nella difesa del lavoro agricolo italiano, delle tradizioni rurali e della libertà produttiva.
La battaglia degli allevatori non riguarda soltanto una categoria. Riguarda il futuro di tutti.
