corriere della sera
Lite nella maggioranza: slitta il decreto sicurezza e la nomina di Freni alla Consob
Nomina Consob, stop a Freni: veti interni e tensioni nel governo
La nomina di Federico Freni, sottosegretario all’Economia in quota Lega, alla presidenza della Consob è saltata. Durante il Consiglio dei Ministri di martedì 20 gennaio 2026 la decisione che sembrava già pronta all’approvazione è stata rimandata per almeno una settimana a causa di forti tensioni politiche all’interno della maggioranza di governo.
La Consob, la Commissione nazionale per le società e la borsa, è l’autorità che vigila sui mercati finanziari italiani. Il mandato dell’attuale presidente, Paolo Savona, scadrà all’inizio di marzo, e da tempo si discuteva sul suo successore. Tra i nomi più citati c’era proprio quello di Freni, apprezzato da alcuni alleati per la sua esperienza politica e la sua conoscenza delle dinamiche economiche.
Ma quel che poteva essere una scelta scontata si è trasformata in uno scontro politico interno alla maggioranza di centrodestra. Nel corso della riunione a Palazzo Chigi, la decisione di avviare la procedura di nomina è stata prima ventilata e poi congelata. Il motivo principale? Forza Italia ha posto un veto alla nomina di Freni, sostenendo che la guida di un’autorità tecnica come la Consob debba essere affidata a una figura indipendente e con un profilo tecnico riconosciuto dagli operatori finanziari, non a un politico.
Tajani frena: per la Nomina meglio un profilo tecnico
Secondo diverse fonti di governo, il leader di Forza Italia, Antonio Tajani, ha esercitato una forte pressione interna, frenando la candidatura di Freni e proponendo invece un profilo tecnico o comunque meno legato alla politica partitica. Tajani avrebbe espresso preoccupazioni non solo su indicazioni politiche, ma anche sulla necessità di rispettare i criteri di indipendenza e professionalità previsti per la presidenza dell’autorità di regolazione finanziaria.
Secondo quanto riferito, Forza Italia avrebbe affermato che la nomina di un politico rischierebbe di suscitare critiche sui mercati e potenziali rilievi formali da parte di organismi di controllo come la Corte dei Conti. Per questo motivo, gli azzurri avrebbero spinto per un candidato tecnico, “autorevole e riconosciuto dagli operatori”, e non per un politico in quota di partito.
La Lega reagisce: per la nomina di Freni
Dal canto suo, la Lega ha ribadito il proprio sostegno a Freni. Riccardo Molinari, capogruppo alla Camera, ha dichiarato che il nome di Freni era già frutto di un accordo di massima e che il partito intende continuare a sostenerlo anche nelle prossime settimane. Secondo la Lega, Freni sarebbe una figura con esperienza e competenze adeguate per guidare la Consob, e il partito non intende rinunciare a un ruolo di rilievo in autorità così importanti.
Se la nomina dovesse slittare ancora, o diventare definitivamente impraticabile, il rischio per la Lega è di dover rinunciare a un ruolo di influenza su un ente chiave per l’economia italiana. Un tale risultato potrebbe avere ripercussioni anche sul quadro politico interno alla maggioranza.

Il decreto sicurezza: motivi del rinvio e dibattito politico
Sul fronte del pacchetto sicurezza, anche il decreto collegato a misure urgenti per l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale ha subito una battuta d’arresto. Secondo alcune fonti parlamentari, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha deciso di “riflettere” più a lungo prima di portare avanti il testo definitivo del decreto, diviso tra misure urgenti e ulteriori disposizioni che potrebbero essere incluse in un disegno di legge più ampio.
Meloni, appena rientrata da un viaggio di rappresentanza internazionale, avrebbe mostrato cautela dopo le tensioni interne sul tema delle nomine e sulla gestione delle priorità di governo. Il dibattito interno evidenzia come, oltre alla questione Consob, il governo stia affrontando una fase di confronto e revisione delle sue proposte legislative.
Perché è importante
La nomina del presidente della Consob è un tema di grande importanza non solo per la politica italiana, ma anche per la fiducia dei mercati e degli investitori. Una leadership stabile e indipendente dell’autorità di vigilanza è vista come un elemento fondamentale per la trasparenza e il buon funzionamento dei mercati finanziari.
Il rinvio della nomina, insieme alle tensioni sulla legge sicurezza, segnala un momento delicato nella coalizione di governo, dove emergono differenze di vedute che richiedono mediazione, riflessione e anche tempo prima di concretizzarsi in decisioni definitive.
